mercoledì 2 marzo 2011

... mio narciso


boccadoro si sprofondò di nuovo in quel gioco, fissò perdutamente il fiume che scorreva, vide tremare sul fondo bagliori informi, immaginò corone regali e bianche spalle di donne. una volta, a mariabronn, si rammentava d'aver veduto nelle lettere latine e greche simili forme di sogno, simili trasfigurazioni magiche; non ne aveva parlato con narciso allora? ah, quanto era stato, quante centinaia d'anni addietro? ah, narciso! per vedere lui, per parlare un'ora con lui, per tenere la sua mano, per udire la sua voce calma e saggia, avrebbe dato volentieri i suoi due ducati d'oro.
ma perchè queste cose erano così belle, questo rilucer sotto l'acqua, queste ombre e queste intuizioni, tutte queste visioni irreali e fatate...perchè erano tutte così belle e davano tanta felicità, se erano proprio il contrario di ciò che di bello può fare un artista? giacchè se la bellezza di quelle cose indefinibili era senza forma e stava soltanto nel mistero, nelle opere d'arte avveniva precisamente il contrario, esse erano tutte forma, parlavano perfettamente chiaro.

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